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Discorso dell’Ambasciatore Carlo Formosa per le celebrazioni dell’80esimo Anniversario della Fondazione della Repubblica Italiana, 2 giugno 2026

Gentili Autorità ucraine ed Ospiti, cari connazionali,

prima di tutto, un minuto di silenzio. Per chi ha pagato con la vita una guerra che non aveva scelto.

Ottant’anni fa, gli Italiani uscivano dal fascismo, dalla guerra, dall’occupazione. Si trovarono davanti a una domanda che non ammetteva risposte comode: che Paese vogliamo essere, dopo tutto questo? Sapevano — nel modo più concreto possibile — che cosa si perde quando la libertà viene sottratta. E fu proprio da quella consapevolezza, non da un’idea astratta, che nacque la nostra Repubblica. Che nacque una Costituzione che ripudia la guerra. Che per la prima volta votarono anche le donne — non come concessione, ma come atto fondativo del nuovo Stato.

La libertà, per gli italiani del 1946, non era un dono: era un risultato conquistato con sacrificio.

Guardando l’Ucraina di oggi, il ricordo di quel sacrificio torna ad accendersi. Perché quanto voi ucraini state vivendo non è distante dalla nostra storia. Come i nostri nonni e padri, anche voi attraversate il momento in cui la libertà smette di essere una parola e diventa una scelta quotidiana, concreta, costosa. Una scelta che si rinnova ogni giorno, sotto le bombe, con una dignità che chi non è qui fatica anche solo a immaginare.

L’Ucraina non difende solo sé stessa, bensì combatte per qualcosa che riguarda tutti noi: il principio che la forza bruta non sia un argomento. Che la sovranità non sia negoziabile. Che un popolo abbia il diritto di scegliere il proprio futuro. Sono gli stessi principi che fondano la nostra Repubblica — e per questo l’Italia è al vostro fianco dal primo giorno dell’aggressione russa, non per generosità, ma per coerenza profonda con i nostri valori. Continueremo a sostenervi — politicamente, economicamente, militarmente, umanitariamente — e a impegnarci perché l’Ucraina sieda a pieno titolo nella nostra Unione Europea.

Colgo l’occasione per ringraziare tutti i nostri amici ucraini per la collaborazione e l’amicizia che ci assicurano ogni giorno. I nostri connazionali in questo Paese, che tengono alto il nome dell’Italia. Tutto il personale dello Stato italiano in Ucraina, i membri della missione che ho l’onore di guidare.

Esprimo gratitudine anche a tutti gli sponsor, che generosamente hanno reso possibile le celebrazioni di questa sera, coprendone interamente i costi.

Questa notte il tricolore italiano illumina il Monumento all’Indipendenza a Maidan. Quella colonna — che ricorda le colonne erette dagli antichi romani per commemorare imprese straordinarie — porta stanotte le nostre tinte. Un omaggio significativo, ma soprattutto il riconoscimento di una comunanza viscerale di valori.

Apro le celebrazioni con una voce che appartiene a entrambi i nostri mondi. Leone Ginzburg era nato a Odessa ed era diventato uno degli intellettuali più lucidi dell’Italia antifascista. Morì in carcere, a Roma, per non aver tradito le proprie idee. Era, in una sola persona, ucraino e italiano. Era, in una sola persona, tutto ciò di cui stiamo parlando stasera.

Scriveva: Tu hai le tue ali. Non so di preciso quanto grandi, ma le hai. Tenta il volo. Non cadrai. E se cadrai, cadendo imparerai a volare”.

L’Ucraina ha già spiegato le ali. Il mondo lo sa. E l’Italia è e sarà al suo fianco, mentre l’Ucraina vola verso il futuro di pace e prosperità che merita.

Viva l’Italia, viva l’Ucraina, viva l’amicizia tra l’Italia e l’Ucraina!